Svolte

(Post inviato a WIRED per l'iniziativa "Io amo Internet")
Leggendo l'editoriale di Riccardo Luna mi sono venute le lacrime agli occhi. E’ stata una rivisitazione ipertestuale degli ultimi 15 anni della mia vita. Tutto iniziò una calda sera di Novembre del 1995. Quel giorno ero stato invitato a dimettermi dall'azienda in cui lavoravo, azienda messa in ginocchio come tutto il settore edile, da Mani Pulite. Era un'azienda di Sinistra e per convincermi ad andarmene mi avevano offerto un anno di stipendio anticipato. Come biasimarli?
Avevo deciso di prendermi un semestre sabbatico, ma passai a trovare due amici che avevano messo su un negozio di Informatica, all’epoca si vendevano PC con Windows 3.1 e hard disk da 40 Megabyte. Li trovai letteralmente ipnotizzati da un monitor sul quale imperava una parola senza senso “Yahoo!”, nella cornice di un programma che aveva come logo il timone di una nave. Chiesi: cos’è? Mi risposero senza uscire dall’ipnosi: Internet! Mi sedetti dietro di loro, in seconda fila, dopo cinque minuti ero anche io in ipnosi.
Un mese dopo aprimmo il primo Point Of Presence nel nostro distretto telefonico con una batteria di 16 modem a 14.400 baud. Un anno dopo partii per gli USA, per conoscere la mia attuale compagna che un mese prima era capitata per caso nella mia mailbox. Poi venne il freenet e la rivolta della categoria, l’associazionismo ed i presidii davanti Montecitorio. Poi venne l’11 Settembre e sembrò che sotto le torri ci fosse rimasta anche la Net Economy.
Due mesi dopo arrivò Jamila. Il nome arabo gliel’aveva scelto un indonesiano venditore di collanine, io e sua madre non ce la sentimmo di cambiarglielo dopo quanto era successo. La Rete mi permise di starmene a casa a telelavorare e di vivere pienamente la paternità come pochi, senza abbandonare baracca e burattini.
Poi, orbo in un mondo di ciechi, hanno cominciato a propormi di “insegnare”. Io chiedevo: “cosa?” e loro rispondevano: “ma come cosa? Devi insegnare ad usare Internet!”. Ok, l’ho fatto, ma sempre con la sensazione di stare a rubare caramelle ai bambini. Insomma non è corretto farsi pagare per insegnare ad andare in bicicletta. Oggi quando mi chiedono “che lavoro fai?”, rispondo “il mio mestiere è connettere!”. Internet non è più “la mia finestra sul mondo”, ma è “il mio mondo”. Senza le mie net community sarei poca cosa. Un neurone senza sinapsi. Grazie Internet per tutto ciò che mi hai dato.

(Post inviato a WIRED per l'iniziativa "Io amo Internet")